Questo è un manifesto di intenti, un patto pubblico che ci impegna con la nostra città. Pensiamo sia possibile abbattere le disuguaglianze per allargare la partecipazione e il concorso alla vita comunitaria, perché più uguaglianza significa diritto all’abitare, progressività fiscale nel bilancio comunale, un sistema di welfare trasparente ed efficiente ma accogliente, perché si prende cura di chi sta indietro. Ma significa anche più diritti, dall’istruzione e formazione, alla salute, all’ambiente. E significa più laicità.

 

Insieme all’uguaglianza, però, c’è la libertà di decidere della propria vita e del proprio futuro. Liberarsi significa liberare gli spazi urbani, ripensandoli, rigenerandoli, condividendoli con chi li vive, significa sperimentare percorsi nuovi per gli investimenti pubblici e per creare lavoro, liberare la cultura diffusa e dispersa e farla diventare occasione di sviluppo, significa creare reti di prossimità tra i commercianti, gli artigiani, i professionisti, significa liberare la qualità della vita e dell’ambiente attraverso la transizione energetica e nuove forme di mobilità urbana. 

E, ancora, c’è il grande tema che ha a che fare col nostro futuro e con la gestione responsabile delle risorse che abbiamo, dalla ripubblicizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici locali di qualità, alla trasparenza dei processi amministrativi e della gestione di beni e servizi comunali, alla partecipazione alle scelte e al controllo civico.

 

E, però, il senso della possibilità e dell’alternativa di governo può vivere solo nel percorso che mettiamo in campo attraverso una discussione libera e aperta, alla pari, alla luce del sole. Non un dibattito che si chiude, in queste poche righe, ma un confronto che finalmente si apre. 

Per noi sarà una campagna partecipativa, di confronto e di studio, perché crediamo che questo sia il modo migliore per interpretarla e per essere popolari, non già per affrontare temi che sono pure maggioritari tra i cittadini, ma perché a questi temi vogliamo accompagnare soluzioni concrete e attuabili che siano per i molti e non per i pochi. E’ il percorso che abbiamo già cominciato in questi anni dentro e fuori dal Consiglio comunale, tessendo reti, esperienze e pratiche da mondi diversi ma che oggi parlano con un’unica voce, in una proposta civica autonoma e di cambiamento. 

 

Infine, o innanzitutto, questo manifesto è un gesto di generosità che facciamo per la nostra città, ma che facciamo anche per noi stessi, per poter alzare lo sguardo, per smettere di dire che "si sarebbe potuto fare così" e poter dire invece che è arrivato il momento che a farlo siamo noi. 

 

Insieme, Si Può.

 

 

AVELLINO CITTA’ TRA/DEI  PARCHI NATURALISTICI 

Andare insieme  verso l’unico posto possibile: un futuro per Avellino

“Il passato è un rifugio sicuro. Il passato è una costante tentazione. E tuttavia il futuro è l’unico posto dove possiamo andare, se davvero dobbiamo andare da qualche parte.” (Renzo Piano)

 

 

Avellino: respirare bene.

La prossima consiliatura deve affrontare tre grandi questioni. Le soluzioni le influenzano reciprocamente.

1) La forma della città: l’attuale PUC sarà inesorabilmente rivisto. Con gli indici demografici attuali, la forma attuale sarà congelata se non sottoposta a restringimento. Lo scontro, innanzitutto politico, riguarderà il criterio della perequazione e la sua applicazione. Ed anche alcune soluzioni del piano Gregotti – Cagnardi (soluzioni talvolta obbligate, rispetto ai precedenti piani Petrignani) saranno oggetto di scontro, a cominciare da: le strade-parco, le torri a contorno dell’autostrada, il parco centrale (quest’ultimo da confermare). 

2) Le dinamiche della città: occorre decongestionare il tessuto della città percorso, per lo più, dal traffico veicolare privato, ovvero togliere spazio fisico alle auto, sia in marcia che in sosta. La soluzione è in un generale piano traffico incentrato sul trasporto pubblico, in modo da rendere “sostenibili”, anche economicamente, i percorsi dentro e dall’esterno della città, con spazi e tempi certi. In una logica comune, devono collegarsi ferrovia, tranvia, autobus e bici. Sommare allo stato attuale l’immissione di altre soluzioni tecnologiche si scontra con il limite dello spazio fisico, a meno di toglierlo, ad esempio all’agricoltura, per costruire nuove strade.

3) L’aria della città: i continui sforamenti causati dalle polveri sottili derivano dal traffico veicolare e dalla cattiva localizzazione dei trasporti extra-urbani. Un cambio di abitudini quotidiane, con la diminuzione dei motori a scoppio circolanti, costituirà una prima, ineludibile risposta. In contemporanea deve essere riorganizzato il ciclo dei rifiuti solidi urbani, soprattutto nel conferimento agli impianti finali; e il controllo sulle emissioni in aria e delle acque reflue a Pianodardine.

 

SISTEMA DI CITTA’ VS AREA VASTA 

Sostanza di visione strategica  e strutturale al concetto di AREA VASTA. 

Entro il 2020 l’80% della popolazione in Europa, vivrà nelle città o nelle sue cinture. 

L’obiettivo delle  politiche comunitarie e quindi nazionali, è garantire che entro il 2020 la maggioranza delle città attui politiche in materia di pianificazione e progettazione urbana sostenibile, anche attraverso i finanziamenti resi disponibili.

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, che è uno strumento di pianificazione urbanistica di primo livello, cioè che orienta e detta le indicazioni strategiche per le pianificazioni dei singoli comuni, obbliga la città di Avellino ad adeguare e dunque a rinnovare – riformulare le scelte di pianificazione urbanistica, sia in termini di visione strutturale e strategica che in termini di pianificazione operativa, incidendo sugli indici urbanistici e dunque le previsioni di nuove famiglie possibili insediabili.

Dunque la revisione del PUC (Piano Urbanistico Comunale ) dovrà prioritariamente attuare la previsione di una pianificazione urbanistica coordinata  con il sistema di citta’ Abellinum previsto dal PTCP.

La città di Avellino, deve farsi carico di organizzare ed attuare le conferenze di co-pianificazione previste nel PTCP, con i comuni contermini afferenti al Sistema di Città Abellinum.

La  Pianificazione coordinata del Sistema di Città Abellnum consente di centrare il Tema delle Città all’interno di politiche complesse   che puntano a rendere realistico il principio  che  le  città medio-piccole prospere e dinamiche possono svolgere un ruolo importante non solo per il benessere degli abitanti, ma anche delle popolazioni rurali circostanti.  Servono ad evitare lo spopolamento delle zone rurali e l’esodo verso le città, nonché a promuovere uno sviluppo equilibrato del territorio.

 

La pianificazione coordinata del Sistema di Città Abellinum , è la vera strada per praticare il senso dell’AREA VASTA della città di Avellino immaginando un Sistema Urbano  come CITTA’ DI RETI COMPLESSE, favorendo lo sviluppo di una rete di centri urbani (Avellino) e periurbani (i comuni dell’Hinterland), distribuita, competitiva e collaborativa.  

Vengono così definiti chiaramente i limiti dettati dalle interconnessioni delle dimensione sociale, economica, ambientale, urbana, di governo locale, che non possono più ridursi ed essere circoscritti ad una dimensione di mero perimetro comunale amministrativo.

Ecco che la co-pianificazione, che definisce il livello strutturale e strategico delle invarianti di tutela e salvaguardia dei territori e dei paesaggi, con la distribuzione dei pesi abitativi e produttivi , in termini di utilizzo di nuovi suoli o recupero e riqualificazioni di pezzi di città garantisce :

    •    Competitività in chiave sovra-locale

    •    Integrazione sinergie locali

    •    Patti tra attori istituzionali

    •    Patti tra attori sociali ed economici

    •    Rete di alleanze tra città e territori

    •    Modello innovativo e sperimentale in continuo adattamento per il governo delle strategie e delle programmazioni del territorio

 

I punti chiave

Le tendenze d’espansione e di densificazione senza soluzione di continuità  del Sistema Urbano più tradizionalmente inteso  (Atripalda, Avellino, Mercogliano, Monteforte Irpino) e il ruolo residenziale periferico che stanno assumendo alcuni centri delle Pendici del Partenio (Capriglia Irpina, Grottolella, Montefredane) quindi, ancor di più i centri nell’area della Valle del Sabato (Manocalzati, Prata Principato Ultra, Pratola Serra) che, di fatto, unitamente all’area industriale di Pianodardine, creano una sorta di urbanizzazione continua, impongono come prioritario concentrarsi su quali strategie unitarie e relazionali, quali interconnessioni e quali funzioni reciprocamente scambievoli devono essere immaginate per il futuro di questa unica città policentrica. All’orizzonte del 2020 si stima abitata da oltre 46.000 famiglie per circa 120.000 abitanti.

 

Un corretto ragionamento di revisione urbanistica, deve partire da qui, abbandonando da subito l’idea un po’ bizzarra, di perseguire un’Area Vasta di oltre 40 comuni, con diversità insediative, sociali, economiche, infrastrutturali.  

Diverso il ragionamento se l’Area Vasta diventasse funzionale a presentare al cospetto dell’Unione Europea, una cornice che contenga progetti univoci, utili a drenare i nuovi milioni di euro dei prossimi programmi di finanziamento comunitari. 

 

Progetti, tra l’altro che non dovrebbero essere affidati all’estemporaneità dell’amministratore di turno, ma individuati nelle indicazioni operative che pure sono contenute ad esempio nel PTCP e nel PTR o che scaturiscono da emergenze ambientali e di sicurezza per la salute dei cittadini. Il fondamentale ”ammodernamento” della linea Ferroviaria Avellino-Salerno; la connessione ecologica attraverso la riqualificazione dei corridoi fluviali con interventi di valorizzazione territoriale, paesaggistica, rurale e quindi turistico-culturale nell’ambito della Rete Ecologica Campana, come ad esempio il fondovalle Fenestrelle , il Salzola, il Sabato;  la riqualificazione urbanistico-energetica del tessuto edilizio privato e dei relativi quartieri  con incentivi ed interventi scaturenti da analisi energetiche a scala urbana; la  riqualificazione degli insediamenti lineari sorti lungo le strade di collegamento  e che saldano senza soluzione di continuità i centri del Sistema territoriale di riferimento, attraverso  la creazione di luoghi centrali polifunzionali di elevata integrazione sociale e con carattere identitario, il potenziamento dei servizi di prossimità, la identificazione e la strutturazione di spazi per verde e servizi, la creazione di fasce o aree verdi di mitigazione ambientale e  paesaggistica, la previsione di infrastrutture viarie che diminuiscano l’impatto del traffico sugli insediamenti e sui loro  livelli di sicurezza; la bonifica  e la riconversione di pezzi di  aree industriali  che si incuneano nella città, come ad esempio l’Isochimica ad Avellino, o le aree MAP e Iuliani a Solofra.

 

IL RIASSETTO DEL PUC AD AVELLINO 

E’ indubbio che, partendo da questi presupposti, si partecipa in maniera strutturale alla definizione della griglia dei nuovi indirizzi operativi e delle linee programmatiche per il nuovo PUC di Avellino. 

 

Del resto la necessità di predisporre il lavoro di ridisegno urbanistico della città, è nella lettura stessa dei documenti operativi approvati e vigenti nel Capoluogo, come gli Atti di Programmazione degli Interventi previsti nel PUC, che vengono aggiornati con cadenza triennale : ultimi quelli approvati a dicembre del 2014 e validi a tutto il 2017.

A fronte di priorità strategiche relative ad una serie significativa di ambiti di intervento, per la trasformazione e la riqualificazione della città, molti di questi presentano uno stato di attuazione critico, e difficilmente recuperabile nel futuro.

 

Tra ambiti di Riqualificazione , come Piazza Sullo (Macello), Campetto Santa Rita,  Bellizzi, Campo Genova, la Sostituzione Edilizia in Via  Morelli e Silvati ,  Contrada Baccanico, Quattrograna ed ambiti di Trasformazione Urbana come l’area di San Francesco e di Tuoro Cappuccini e per ultimi gli ambiti di Nuova Edificazione come la Strada parco Nord, la Collina Liguorini ed il Parco del Fenestrelle, le criticità e le sospensioni dei programmi sono ricondotte fondamentalmente all’eccessiva estensione dei comparti, unita al frazionamento della proprietà dei suoli, che non consente la trasformazione unitaria di queste parti di città, perché, evidentemente,  non tutti i proprietari sono mossi dalla medesima e simultanea intenzione di procedere alla realizzazione. Oltre alla insostenibilità finanziaria da parte del Comune legata al fatto che la operatività dei su elencati comparti urbanistici del PUC di Avellino richiede che l’intervento sia reso attuativo nell’ambito di tre anni e quindi deve essere precisata la quantificazione degli oneri finanziari a carico del comune e di altri soggetti pubblici per la realizzazione delle opere previste, indicandone le fonti di finanziamento. 

 

La impostazione  prima culturale, ma innanzitutto tecnica , del PUC trova il fondamento nella perequazione urbanistica. Forse è utile ricordare  che la perequazione urbanistica non nasce per caso, rappresenta la risposta pragmatica e operativa alla crisi del modello pubblicistico espropriativo della pianificazione della città; e’ un modo per comporre un interesse pubblico/sociale e, soprattutto, renderlo praticabile.

La perequazione tende ad eliminare ogni differenziazione tra destinazioni private e destinazioni pubbliche nei piani, introducendo destinazioni miste, con diritti privati e doveri pubblici uguali per tutti. 

Nella storia urbanistica recente delle città italiane, l’introduzione del nuovo modello di perequazione e compensazione nella pianificazione comunale ha incontrato inizialmente robuste resistenze che derivano dal fatto che il meccanismo tende a coinvolgere aree più estese dei precedenti comparti attuativi, spesso di diverse proprietà. Proprio come ad Avellino, anche se con qualche decennio di ritardo.

 

La perequazione urbanistica, come tutti gli strumenti, può essere utilizzata bene o male. Ma nelle applicazioni virtuose, ha dimostrato che consente non solo di raggiungere finalità di equità e pari trattamento delle proprietà interessate dalle trasformazioni, ma anche robusti obiettivi aggiuntivi: coesione sociale, rigenerazione ecologica, costruzione della città pubblica, contenuti del progetto urbano, da sempre obiettivi dell’urbanistica moderna, non solo italiana. 

 

Pare evidente, che a fronte delle difficoltà attuative e realizzative del PUC di Avellino, nei comparti che dovrebbero restituire la città pubblica,  è antistorico oltre che profondamente regressivo per gli interessi pubblici dei cittadini,  immaginare  di mettere in discussione anche solo  con varianti parziali la logica attuativa dei comparti. Il ridimensionamento o suddivisione in  sub-comparti tra l’altro comporta una diversa trasformazione urbana  facendone perdere il senso complessivo e di fatto depotenziandola. 

 

Delle previsioni del PUC , redatto da Gregotti e Cagnardi , se ne sono realizzate oltre il 60%  affidate all’iniziativa privata, tra l’altro concentrate in aree interne alla città consolidata, anche in zone già densamente edificate e  con una prevalenza di superfici residenziali, tant’è che sono state realizzate abitazioni per oltre 4000 nuovi  residenti, a fronte di una calo demografico costante dal 2007 al 2012 e di una leggera ripresa  negli ultimi anni che attesta al 31 dicembre 2014 la popolazione avellinese a poco più di 55.000 residenti. 

 

SVILUPPO STRATEGICO PONDERATO

Oltre ogni ragionevole attendismo politico, anche questo tipico  nella storia urbanistica italiana, sembra utile definire, innanzitutto, la istituzionalizzazione di Forum di cittadini e portatori di interessi, di  Laboratori di Urbanistica Partecipata, finalmente con dignità operativa edi indirizzo e di scelta, dove discutere ed analizzare e quindi proporre. 

Poi impostare un ragionamento politico e tecnico che cominci a ruotare intorno ad alcune “impronte urbane” ormai sempre più evidenti. 

 

C’è il fondamentale assett del Riuso e sicurezza del patrimonio immobiliare.  dismesso in chiave di edilizia sociale rivolte alle nuove fasce di popolazione aventi diritto. 

Nuove forme d’uso (cohousing, autocostruzione, mini alloggi) 

Rilocalizzazione di edifici scolastici (scuole primarie). 

Incentivazione per la sostituzione edilizia in chiave antisismica per la riqualificazione e la messa in sicurezza dei quartieri del capoluogo.

 

 

C’è la  zona Est della città, con l’Isochimica, il borgo Ferrovia, la stazione ferroviaria ed il suo nuovo ruolo in funzione di una nuova centralità del trasporto su ferro e, quindi, della creazione di un luogo urbano intermodale capace di raccogliere i flussi della mobilità  e del trasporto pubblico.

 

Il nuovo  centro città, con il destino dell’Ex Ospedale e la realizzazione del comparto  di nuova edificazione del Rio San Francesco  e dell’ex Autostazione (la cosiddetta Nio1), che in una visione contemporaea non ha alcune senso nel cuore della città.

 

Ancora, la  zona sud con le sue colline rurali ed il bacino imbrifero del torrente Fenestrelle. Rientra nella logica strutturale della Rete Ecologica Campana, realizzando quel parco fluviale ad alta valenza paesaggistica, rurale ed ambientale, che non si sostanzia evidentemente nella  acquisizione a patrimonio comunale degli oltre 650.000 mq di territorio agricolo come prevede la schede attuativa del PUC, né potrebbe immaginarsi una tale operazione con tutto il Parco Agricolo delle colline Avellinesi fin sulla cresta di Monte Faliesi .  Ma si tiene, perché è necessario immaginare di utilizzare quello che già esiste, di riportarlo al centro della fruizione pubblica, di intervenire casomai su quelle aree comunali, che pure sono già presenti nel fondovalle ed in zone pure strategiche dello stesso ambito (la zona di San Leonardo, la zona di Cupa Macchia, un striscia “rivierasca per quasi tutta la lunghezza, solo per citarne alcune). E, soprattutto, immagina un Parco come valore aggiunto di un territorio che definisce regole di gestione del suolo, delle risorse idrogeologiche, delle risorse agricole, senza impatti coercitivi sulle proprietà private, ma anzi creando pure servizi aggiuntivi, “eco sistemici” si definiscono, che restituiscono anche benefit e ricadute economiche ed occupazionali.

 

 

L’ACQUA E LA CITTA’:IDENTITA’ E FRUIZIONE

1) I TERRITORI : AVELLINO PORTA  DI ACCESSO DEL PARCO  NATURALISTICO PIZZO ALVANO ––VALLO LAURO

2) L’ACQUA : IL PARCO URBANO FLUVIALE DEL  FENESTRELLE CONNESSIONE E CORRIDOIO DELLA RETE ECOLOGICA

 

Il nostro corridoio ecologico  fluviale, il Fenestrelle, è quel segno paesaggistico, che gestito ed usato in modo corretto e con consapevolezza ambientale, può essere porta di accesso di una città futura che segna un inversione di tendenza  rispetto al consolidato rapporto che si ha con l’’uso del suolo e con le risorse ambientali. Il Fenestrelle , con il suo bacino idrografico, è segno infrastrutturale verde, corridoio ecologico che unisce tutti e tre i parchi naturalistici dell’Irpinia, il Partenio, i Picentini ed il Pizzo Alvano-Valle Lauro, costituito solo per legge. Ecco Avellino, ad esempio,  potrebbe essere la prima città in Campania ad essere sede di un Parco Naturalistico regionale.

 

 

Il parco fluviale del Fenestrelle - come elemento di connessione naturalistica e paesaggistica all’interno di un sistema territoriale che unisce il Parco naturalistico regionale del Partenio e quello dei Picentini - fu l’idea portante delle giunte Di Nunno. Una stagione “eroica” di proposta e di visione, che sfociò nella definizione e perimetrazione del parco urbano del Fenestrelle, normato all’interno del vigente Piano Urbanistico Comunale. 

La pianificazione territoriale a scala regionale e soprattutto provinciale , il PTCP , ha definito nuove cornici culturali, strategiche ed operative che promuovono la realizzazione , ad esempio, della  Rete Ecologica come strumento fondativo per la conservazione della biodiversità. 

A partire dal riconoscimento del progressivo processo di degrado del territorio e di crescente impoverimento della diversità biologica e paesistica in atto nei diversi contesti territoriali, l’obiettivo della conservazione della biodiversità è un tema prioritario delle azioni di programmazione internazionale e comunitaria, avviate nell’ultimo ventennio, con il fine di indirizzare e promuovere politiche ambientali di conservazione mirate alla valorizzazione e alla tutela delle risorse ecologiche e del paesaggio.

La biodiversità influenza e condiziona il benessere umano, tanto nel presente quanto nel futuro. Dalla sua conservazione dipende la possibilità di accedere all’acqua, al cibo, alle materie prime e, soprattutto, dalla sua conservazione dipenderà la possibilità di fronteggiare i cambiamenti ambientali.

In Irpinia, i nuovi paradigmi progettuali del PTCP,  sono già ampiamente codificati, pianificati e trasformati in norme attuative e prescrittive per le pianificazioni comunali. 

I concetti di Rete Ecologica, di connessioni infrastrutturali verdi, di aree agricole e forestali di interesse strategico, di ecosistemi ed elementi di interesse ecologico e faunistico, dovrebbero essere pane quotidiano per chi , tecnici ed amministratori, si appresta a pianificare e a prevedere assetti territoriali futuri. 

La rete ecologica regionale campana vede nei  fiumi irpini e nelle aree ad elevata complessità eco sistemica come i Parchi Naturalistici e le aree della Rete Natura 2000, elementi costitutivi fondamentali; del resto  circa il 24% del territorio irpino è interessato da questi “santuari “ della biodiversità.

Il Comune di Avellino deve dare  già seguito ad una serie di azioni finalizzate ad istituire il Sistema Parco Urbano intercomunale del Fenestrelle di interesse Regionale, ai sensi della L.R. 17 del 7 ottobre 2003, allo scopo di riqualificare e valorizzare le risorse naturali e paesaggistiche del Sistema intercomunale di Avellino-Atripalda-Mercogliano-Monteforte.

 

L’articolazione dell’azione passa prioritariamente    attraverso  la Istituzione di un parco urbano di interesse regionale,  come elemento nodale della più vasta Rete Ecologica Campana.  Il territorio di  Avellino , con  il fondovalle Fenestrelle, le propaggini collinari di Bosco dei Preti fino al Monte Faliesi, diventa porta di accesso del sistema naturalistico ambientale di Pizzo Alvano, che la L.R. 1/2007 istituì come nuovo parco naturalistico regionale . La città potrebbe guidare il recupero  della discussione sulla  perimetrazione  definitiva e sul processo di regolamentazione . Avellino, diventa  città dei parchi favorendo un  processo di innovativa proposizione identitaria. Inquadrando in una logica di Area Vasta  il Sistema urbano di Avellino come nodo di connessione tra i Parchi Naturalistici del Partenio e dei Picentini e con i S.I.C.  Pietra Maula/Monti di Lauro (Sito di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000). 

In questo senso l’azione amministrativa non può esaurirsi nella raccolta di idee e progettualità pure meritevole, ma è necessario attivare il lavoro di ricerca tecnico-scientifico che porta alla elaborazione dello Studio di Fattibilità sulla base del quale  vi è il riconoscimento legislativo regionale ; il quale contiene nello specifico una normativa di salvaguardia che regola usi del suolo, gestione delle  attività agricole, ambientali, fruitive degli ambiti  perimetrati

L’ obiettivo specifico  nella Istituzione di un Parco Naturalistico urbano è la rifunzionalizzazione con proposte operative e concretamente realizzabili con effetti e ricadute monitorabili,  finalizzate alla fruizione del percorso fluviale e delle strutture storico -rurali (mulini, ruderi contadini) ancora presenti. Con la indicazione di  funzioni innovative – come un ecomuseo vivente (butterfy house)-  per le strutture rurali, (exopificio,mulino, ex casa rurale) già vandalizzate, all'interno del Parco Santo Spirito, caposaldo di quello che potrebbe costituire uno dei più ampi parchi urbani fluviali del Sud Italia, interessando, con la istituzionalizzazione di un “Contratto di Fiume”, Monteforte, Mercogliano, Atripalda oltre che Avellino. 

    Si definisce, così, una identità visiva urbana attraverso le interrelazioni, i collegamenti con il verde fluviale che deve entrare nell’uso della città. Il Fenestrelle, diventa nuova centralità urbana, attraverso il ridisegno del corredo urbano, della segnaletica, degli accessi, dei percorsi che “portano” il fiume dentro la città e viceversa. 

    Una modalità che agevola attività economiche che possono svilupparsi  intorno alla strategia di fruizione e potenziamento dei corridoi ecologici fluviali, come quelle tradizionali : l’agricoltura, l’artigianato, il turismo ambientale e culturale; ma anche quelle innovative: la land art, lo sport e la salute, l’architettura del paesaggio, la descrizione e rappresentazione della risorsa naturale. 

    La realizzazione di un percorso (ciclopedonale) itinerario, con punti di attenzione su temi di interesse botanico  riferiti a  coltivazioni ortive , a giardini odorosi, a giardino dei colori, al  cambio delle stagioni è di non complessa attuazione , considerando anche la proprietà  pubblica “rivierasca” di una striscia lungo il corso d’acqua quasi per l’intera lunghezza.  Il coinvolgimento dei “custodi” degli ortivi, può disseminare il parco di luoghi di vendita dei prodotti agricoli a km0, immaginando il recupero ,in una prima fase, anche solo “estetico percettivo” e di messa in sicurezza dei ruderi dei manufatti ex molini/opifici/ case rurali ancora presenti in particolare nella zona dell’Infornata.

     Luoghi dove si potranno svolgere momenti di “attrazione fruitiva”. Ad esempio immaginando la caratterizzazione del parco fluviale con la presenza significativa di opere di land art o arte ambientale, con  attività di coinvolgimento /azione di artisti, studenti provenienti da tutta Europa, all’interno di un nuovo circuito culturale di promozione internazionale. Le relazioni che ai agevolano con i gestori/manutentori naturali dei fondi prospicienti il fiume (gli agricoltori) potranno favorire la disseminazione nel parco di sculture “naturalistiche” che forniscano un motivo in più per frequentarlo.  Percorsi integrati con trekking urbano ed attività didattica nelle scuole è quanto di buono si può offrire ai futuri cittadini.

    Strumenti e risorse per operare possono essere reperite provando anche qui ad innovare: immaginando  forme di realizzazione / manutenzione / gestione che possano coinvolgere cittadini attivi in cambio di agevolazioni anche di tipo fiscale. Un recente strumento normativo invita i comuni ad attivarsi in tal senso: l’art. 24 del D.L. 133/2014 convertito nella L.164/2014. Resta sempre praticabile la via dei  Programmi europei come Erasmus Plus, Europa per i Cittadini, etc, finalizzati a finanziare la mobilità internazionale e gli scambi giovanili, buoni per attivare percorsi di uso del parco.  

 

 

Vivi la città

 

    ▪    La città di Avellino, grazie alla sua conformazione morfologica, si presta ad una rivisitazione del sistema di viabilità. L’ottimizzazione delle fermate degli autobus urbani, il miglioramento del confort nell’attesa, l’ampliamento delle linee sono solo alcune delle proposte che possono rendere più fluida la mobilità cittadina con l’obiettivo di disincentivazione dall’utilizzo del mezzo privato. Piano Traffico e piano parcheggio in funzione di un trasporto pubblico rinnovato ed efficiente per la riduzione della circolazione di auto private e per consentire alle fasce svantaggiate di poter circolare nell’ambito del territorio. Il riammagliamento delle periferie passa anche e soprattutto attraverso la pubblica circolazione. Incentivare, infine, la mobilità alternativa effettivamente utilizzabile in ambito cittadino, tenendo conto che le piste ciclabili si scontrano il più delle volte con l’orografia urbana.

 

    ▪    Avellino in una nuova geografia ferroviaria.

Il ripristino della tratta ferroviaria Avellino Rocchetta Sant’Antonio , ai fini turistici, disegna un ruolo del tutto innovativo per la zona della Ferrovia ad Avellino.  Luogo di benvenuto con il racconto attraverso vere e proprie forme di coinvolgimento artistico , del territorio e della contemporaneità.

Inoltre con il fondamentale riammodernamento della linea ferroviaria verso Salerno, Avellino , ed il quartiere della Ferrovia diventa nodo effettivo di un sistema di trasporto intermodale  che colleghi ad esempio la Città Ospedaliera  di  Avellino con l’Ospedale di Solofra, facendosi carico di promuovere con la municipalità di Solofra, di una fermata  ferroviaria, proprio in prossimità dell’Ospedale.  Questo è un nuovo significato del trasporto ferroviaria e della logica delle interconnessionmi di funzioni strategiche territoriali.

 

 

 

 

 

 

La scuola al centro

 

    ▪     Gestione integrata delle istituzioni educative

Il Comune deve recuperare il proprio ruolo politico nella definizione delle strategie educative, la frammentazione tra il settore Pubblica Istruzione del Comune, le istituzioni educative e i quartieri della città deve essere superata recuperando una visione unitaria e integrata dei servizi che deve comprendere anche il coordinamento con le scuole statali. 

È anche necessario riformare la gestione dei servizi integrativi, particolarmente delicati perché chiamati a supportare bisogni specifici, primo fra tutti quello delle bambine e bambini, delle ragazze e dei ragazzi con disabilità. A loro deve essere garantita anche la necessaria continuità educativa, un elemento che passa necessariamente attraverso la garanzia di un Piano di Zona efficiente che sostenga e programmi l’assistenza specialistica e riservi condizioni dignitose per gli educatori e le educatrici che si occupano delle attività di sostegno, alfabetizzazione e doposcuola.

 

    ▪     Nidi e scuole dell’infanzia per chiunque ne farà richiesta

La scuola, come stabilisce la Costituzione, è laica, aperta, inclusiva, gratuita. Quindi, innanzitutto, è indispensabile garantire l’accesso alla scuola dell’infanzia e al nido a chiunque ne faccia richiesta.  Per questo è necessario investire sulla sperimentazione e l’innovazione pedagogica con soluzioni  che amplino il numero di iscrizioni, abbattendo le liste di attesa, anche nella forma del nido-famiglia di quartiere, che investa nella formazione degli insegnanti, nell’adeguamento della strumentazione didattica, nell’edilizia scolastica in chiave antisismica, nell’educazione alle differenze.

 

    ▪     Rimuovere gli ostacoli al diritto allo studio

Anche se la competenza per il diritto allo studio è in capo alle Regioni, il Comune può mettere in campo azioni incisive per contribuire a rimuovere gli ostacoli che limitano il pieno esercizio di questo diritto fondamentale.

Occorre generalizzare l’apertura degli edifici scolastici in orario extrascolastico, per creare luoghi di integrazione tra la scuola e la città attraverso progetti condivisi con le istituzioni scolastiche, spazi fruibili da studenti e studentesse pendolari dopo la fine delle lezioni, spazi di scambio tra le famiglie italiane e le famiglie migranti.

Occorre estendere la gratuità dei trasporti a tutti gli studenti e le studentesse della scuola dell’obbligo e stabilire tariffe proporzionate al reddito per quelli post-obbligo, indipendentemente dall’età, e superando per questa via il diritto allo studio “a scadenza” attualmente previsto dalla Regione Campania. 

Occorre predisporre una rete di servizi e sportelli territoriali per l’orientamento scolastico e formativo, l’informazione su borse di studio e scambi culturali, in collaborazione con gli istituti scolastici, nonché attuare misure di contrasto alla povertà educativa.

Occorre infine realizzare interventi specifici per il diritto allo studio degli studenti e delle studentesse con disabilità, in particolare per quanto riguarda il loro diritto alla mobilità.

 

    ▪    Qualità dei pasti, controlli adeguati, educazione alimentare

Il dibattito sull’educazione alimentare tiene dentro anche il tema della sostenibilità ambientale, dell’agricoltura a km 0 e le politiche di riduzione degli sprechi alimentari grazie ad un sistema di donazioni agli indigenti. Ma anche la qualità del servizio di refezione scolastica può e deve essere ulteriormente migliorata, pertanto occorre rafforzare i sistemi di controllo della qualità dei pasti e dei tempi di consegna, garantire una completa trasparenza sulla provenienza delle materie prime utilizzate e una completa riconversione verso cibi biologici, locali, stagionali, incrementare e qualificare i percorsi di educazione alimentare per operatori, studenti e genitori, attuare la mozione contro lo spreco alimentare, incentivando la donazione presso il “frigorifero di comunità” comunale.

 

 

Welfare e politiche dell’abitare

 

    ▪     Welfare universale, diffuso e garantito

Negli ultimi anni si è consolidata nell’opinione pubblica l’idea che le politiche di welfare siano parassitarie. Anche ad Avellino, si è imposta quella logica dell’inefficienza e del privilegio che ha portato a una rottura del rapporto fiduciario tra istituzioni e le cittadine ed i cittadini. Vogliamo quindi favorire la crescita di un nuovo welfare che rilanci la centralità del pubblico a tutela di un’equa ripartizione di costi e prestazioni e garantisca la democratizzazione dell’accesso ai servizi sociali, accompagnando e prendessi cura della cittadinanza, in particolare quella in condizione di bisogno.

 

    ▪     Lotta alle diseguaglianze per il diritto alla salute

Il nostro attuale modello di sviluppo genera società che hanno al loro interno una grande diseguaglianza. I fattori sociali che si sono dimostrati più importanti nel mettere a rischio la salute sono innanzitutto il livello di istruzione e il reddito. Per questo motivo l’OMS indica come obiettivo per tutti i governi, nazionali e locali, di perseguire una maggiore equità nella salute attraverso l’azione sulle sue determinanti sociali: miglioramento della scolarità, azioni per un ambiente più salubre, per una protezione sociale lungo tutto l’arco della vita, per la sicurezza del posto di lavoro, per salari adeguati. L’impegno per la scuola pubblica, il contrasto attivo all’abbandono scolastico o il sostegno al reddito, anche attraverso l’attuazione del principio di progressività fiscale nel bilancio comunale, sono misure che hanno un impatto preventivo e positivo, costituendo fattori di protezione anche dal punto di vista della salute.

Oltre ad agire sulle determinanti sociali, occorre prendere immediati provvedimenti per rimuovere gli ostacoli che incontrano le donne più fragili e svantaggiate, e i loro bambini, per accedere ai servizi pubblici sanitari e sociali per la maternità: occorre disegnare percorsi di assistenza orientati alle donne, anche migranti, a partire dall’implementazione del terzo consultorio familiare sul territorio comunale. 

  

    ▪     Reti comunitarie e servizi di quartiere

Rispondiamo al tema sicurezza cittadina valorizzando innanzitutto le esperienze di sicurezza sociale che investono sulla partecipazione delle cittadine e dei cittadini alla cura dei quartieri in termini di spazi e di relazioni tra chi li abita, anche attraverso patti di collaborazione e gestione dei beni comuni. L’esperienza insegna che più gli spazi sono piacevoli e vivibili, più ci sono persone in giro, anche la sera, e più si esercita una funzione di controllo collettivo e partecipato. L’ascolto delle cittadine e dei cittadini sarà un pilastro delle nuove strategie di sicurezza, anche tramite l’istituzione di tavoli coordinati dai quartieri con rappresentanti della cittadinanza, operatori dei servizi, privato sociale, imprese, Forze dell’Ordine e Polizia Municipale, per leggere insieme i bisogni e mettere insieme le risorse.

Inoltre è utile garantire una rete capillare e funzionale di servizi in ogni quartiere affidandosi anche all’azione delle associazioni, i cui rapporti con l’Ente vanno necessariamente disciplinati attraverso apposito regolamento.

 

    ▪     Dall’emergenza abitativa alle politiche dell’abitare

Occorre allargare l’inquadratura oltre le soluzioni tampone e le politiche di emergenza, basate su sgomberi e sfratti. Sul tema della casa, dei diritti dei minori e della dignità delle persone più vulnerabili, noi diciamo “basta con l’emergenza”. Bisogna andare rapidamente al definitivo superamento della logica attuale e ripartire dalla ricognizione degli alloggi di proprietà comunale, con relativa anagrafe, investire sulla manutenzione straordinaria, aprirsi ad esperienze di housing diffuso, con appartamenti per piccoli gruppi o famiglie dove si sviluppi “empowerment” e senso di comunità attraverso la realizzazione di ambienti accoglienti come sale studio, lavanderia comune, piccoli laboratori, ma anche mini alloggi e contratti di locazione calmierati, attraverso accordi con i proprietari. Favorire l’accesso alla casa, quindi, per restituire dignità e futuro a single e giovani coppie, famiglie di nuova formazione, studenti e giovani lavoratori.

 

 

    ▪     Politiche delle differenze e accoglienza

Alle richieste di piena cittadinanza sociale, di uguaglianza e di autodeterminazione che le donne e le altre soggettività avanzano, si sono offerte in questi anni soltanto risposte frammentarie. È mancato in particolare un progetto strutturale per affrontare, nella loro complessità, la discriminazione che colpisce le donne, i migranti, persone LGBTQ in tutti gli ambiti della vita, e quei pregiudizi che stanno alla base, oltre che della discriminazione, anche della violenza maschile sulle donne e omo/transfobica. Bisogna attuare gli impegni assunti con la mozione sul contrasto agli atteggiamenti discriminatori ed è necessario riprogettare tutti i servizi in un’ottica di genere e programmare un vero e proprio piano di educazione della cittadinanza alle differenze, nonché introdurre un bilancio di genere per l'analisi e la valutazione dell'impatto delle politiche in un'ottica di genere, attraverso l'individuazione di aree sensibili, al fine di identificare gli ambiti su cui intervenire per favorire le pari opportunità. Infine, è necessario dare piena esecutività alla mozione di adesione allo SPRAR per la giusta accoglienza dei migranti.

 

 

 

Contrade solidali

 

    ▪     Centro storico e nuove attività produttive

Il centro storico, potenziale fiore all’occhiello della città, è desertificato dalle attività artigianali e commerciali, e privo di identità. Occorre intervenire drasticamente rendendo accessibili a nuove iniziative imprenditoriali gli spazi oggi poco valorizzati, anche proponendo sgravi Tari per i primi tre anni alle nuove attività artigianali, artistiche e creative che qui vorranno insediarsi. Inoltre, va immaginata una programmazione di eventi culturali serali in co-progettazione con le attività qui attive e procedere alla pedonalizzazione dell’area. Il risultato deve mirare alla rivitalizzazione del centro storico e alla caratterizzazione della sua inesplorata identità. 

 

    ▪    Servizi di quartiere

I quartieri cittadini vanno accompagnati, non solo attraverso la presenza di associazioni cui affidare attività anche di orientamento e diffusione dei servizi pubblici comunali, ma anche sostenendo forme di economia solidale e mutualismo in grado di rafforzare legami e relazioni. Occorre ripensare nuove e sperimentali forme, anche di sostegno indiretto, come per esempio l’attivazione di bonus per le famiglie in difficoltà da spendere nelle attività produttive e commerciali di quartiere utilizzando le risorse che ogni anno il Comune di Avellino mette a disposizione per il concertone di Ferragosto. Altra iniziativa è quella di affidare ai giovani del territorio, anche organizzati in forma cooperativa, l’attivazione di servizi di prossimità per venire incontro ai bisogni di anziani, persone sole o in difficoltà. L’assistenza burocratica, le commissioni ordinarie, l’orientamento ai servizi del territorio, quindi, da affidare ai più giovani per venire incontro ai bisogni di chi è rimasto indietro.  

 

    ▪    Biblioteche di quartiere

In rete con la Biblioteca provinciale, rifunzionalizzata come Piazza del Sapere, come da nostra mozione consiliare, vanno incoraggiate le biblioteche di quartiere, anche negli spazi scolastici di proprietà comunale. Leggere un libro o un giornale, scegliere un film, preparare un esame, chiedere supporto per preparare un curriculum, frequentare un corso di lingue, chiedere informazioni sui musei da visitare in città, orientarsi nella ricerca di un lavoro, di uno stage, di una borsa di studio all’estero, organizzare una festa, cercare assistenza per un familiare non autosufficiente… Tutto questo e molto altro deve essere possibile nelle biblioteche di quartiere, perché saranno luoghi di socialità e di apprendimento collettivo.

Perché tutto questo sia possibile, bisogna rivoluzionare gli orari: tutte le biblioteche di quartiere devono essere aperte molto più a lungo, e soprattutto il sabato pomeriggio e la domenica. Solo in questo modo diventeranno luoghi accessibili e fruibili da tutti.

 

    ▪    Una città per tutti

Ferma restando la necessità di un sostegno economico e sanitario riteniamo che l'intervento a favore dei disabili e delle fasce più deboli debba includere misure più ampie in grado di promuovere l'integrazione e l'autonomia attraverso un cambio di prospettiva culturale. Esperienze in grado di coinvolgere anche gli anziani con la messa in campo delle loro competenze, ad esempio attuando progetti di formazione professionale, con l'aiuto di anziani artigiani che insegnino un mestiere, trasmettano storie di vita ed esperienza, o offrano aiuto e sostegno scolastico. E, ancora, attività ludiche, sportive e agricole condivisibili da tutti i cittadini. Insomma cercare di realizzare un progetto e dare una dignità di vita a chi è più fragile e non limitarsi alla mera assistenza. Migliorando contestualmente la qualità della vita delle loro famiglie, in termini di tempo e serenità, e consentendo un risparmio sulla spesa sociale.

 

    ▪    Benessere animale

Una città accogliente è anche una città a misura degli animali, anche in considerazione del valore sociale che hanno. Importante è quindi la realizzazione di un canile intercomunale, a valere sull’area vasta, che includa attività di pet-therapy e di recupero comportamentale dei cani per favorire le adozioni e contrastare il randagio. 

 

 

 

CORAGGIO CIVICO

Una città trasparente e partecipativa, riducendo gli sprechi

 

 

    ▪    Open data della PA 

Occorre consentire il libero accesso dei cittadini a documenti, dati, procedimenti comunali attuando pienamente la legge sulla trasparenza, a cominciare dalla pubblicazione di tutto il patrimonio immobile comunale e relativa elaborazione di un regolamento per la gestione e l’uso degli spazi di proprietà dell’Ente.

Il processo di apertura dei dati andrà governato con l’obiettivo di rendere sempre più fruibile il ricco patrimonio informativo esistente, garantendone rilevanza, qualità e tempestività di pubblicazione. Occorre procedere la pubblicazione regolare, in formato digitale e aperto, nonché accessibile e compatibile con i dispositivi TIC per i portatori di bisogni speciali, delle informazioni prodotte e pubblicare, come da nostra mozione, le carte dei servizi comunali per tutti i settori, con l’istituzionalizzazione di segnalazioni, solleciti e reclami, liberando i cittadini dalla sensazione di chiedere un piacere anche per ottenere una semplice informazione cui hanno diritto. 

Fondamentale è, quindi, implementare il sistema di gestione per la prevenzione della corruzione (ISO 37001).

 

    ▪     Partecipazione civica

Occorre attuare gli articoli 68 e 69 del vigente Statuto comunale che fanno riferimento agli strumenti di democrazia partecipativa e diretta come petizioni e referendum popolari cittadini. Se lo Statuto, infatti, prevede la partecipazione popolare attraverso istanze, interrogazione e petizioni che i cittadini rivolgono all’Amministrazione comunale, nonché lo strumento referendario sia consultivo che propositivo, di fatto questi diritti non possono essere esercitati dai cittadini, in mancanza dei regolamenti chili disciplinino. 

 

    ▪     Rapporti con le Partecipate comunali

Il Comune di Avellino ha il dovere di indirizzo e controllo verso tutte le sue Partecipate. In questi anni, numerosi sono stati i casi di malagestione e di mancato controllo. Innanzitutto, occorre verificare la corretta gestione di tutte le società in cui il Comune di Avellino è presente, valutando attentamente il rapporto qualità/costi e i relativi benefici per i cittadini. Occorre, quindi, procedere ad una ricognizione delle stesse, valutando anche il recesso da quelle non sostenibili. 

 

    ▪     Regolamento dei beni comuni e Patti di collaborazione

Attività prioritaria è la elaborazione, approvazione e pratica applicazione di un regolamento, che in armonia con le previsioni della Costituzione e dello Statuto comunale, disciplina le forme di collaborazione tra i cittadini e l'amministrazione per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani, dando in particolare attuazione agli articoli 118, comma 4, 114 comma 2 e 117 comma 6 della Costituzione.

Le disposizioni  regolamentari, istituzionalizzano i  casi di collaborazione tra cittadini e amministrazione, per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani, avviati per iniziativa dei cittadini o su sollecitazione dell'amministrazione comunale.

Fomentare tra i cittadini un nuovo “Coraggio Civico” significa definire alcuni principi quali quelli di  : 

 beni comuni urbani: i beni, materiali e immateriali, che i cittadini e l'amministrazione riconoscono essere funzionali al benessere della comunità e dei suoi membri, all'esercizio dei diritti fondamentali della persona ed all'interesse delle generazioni future, attivandosi di conseguenza nei loro confronti ai sensi dell'articolo 118 comma 4 della Costituzione, per garantirne e migliorarne la fruizione individuale e collettiva;

cittadini attivi: tutti i soggetti, singoli, associati o comunque riuniti in formazioni sociali, anche informali o di natura imprenditoriale, che indipendentemente dai requisiti riguardanti la residenza o la cittadinanza si attivano per periodi di tempo anche limitati per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani ai sensi del presente regolamento;

amministrazione condivisa: il modello organizzativo che, attuando il principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale, consente a cittadini ed amministrazione di svolgere su un piano paritario attività di interesse generale;

proposta di collaborazione: la manifestazione di interesse, formulata dai cittadini attivi, volta a proporre interventi di cura, rigenerazione o gestione condivisa dei beni comuni urbani in forma condivisa con l’amministrazione, a condizione che tali interventi non configurino forme di sostituzione di servizi essenziali che devono essere garantiti dal Comune stesso secondo le leggi ed i regolamenti vigenti. La proposta può essere spontanea oppure formulata in risposta ad una sollecitazione del Comune;

patto di collaborazione: l’atto attraverso il quale il Comune e i cittadini attivi definiscono l'ambito degli interventi di cura, rigenerazione o gestione condivisa di beni comuni urbani.

 

 

    ▪    A.L.P.AV. – Azione Locale Partecipata Avellino –Laboratori di urbanistica e progettazione partecipata

Parlare genericamente di partecipazione può originare confusione e false aspettative rispetto ad attività, ruoli e risultati che si vogliono ottenere.  La partecipazione può svilupparsi con modalità differenti, dalla semplice informazione a un vero e proprio processo di responsabilizzazione degli attori locali coinvolti.

La partecipazione può essere informazione. In questo caso l’ente promotore del processo fornisce indicazioni su una politica o un progetto che intende realizzare. L’analisi, le valutazioni e le decisioni sono già state effettuate. Gli attori coinvolti hanno solo l’opportunità di essere informati. Non si tratta, dunque, di contribuire alla decisione.

La partecipazione può proporsi come consultazione. Qui, gli attori sono ascoltati e hanno l’opportunità di influenzare le decisioni, tramite le informazioni e le opinioni che forniscono.

Invero è fondamentale, nella crisi della credibilità delle istituzioni e nella esplosione di una generale rassegnazione civica, attivare veramente la progettazione partecipata. L’analisi dei problemi e l’elaborazione di soluzioni sono definiti congiuntamente dai vari attori/cittadini/portatori d’interesse e dall’ente pubblico che promuove il processo/ progetto. Le decisioni per la loro realizzazione sono di tipo multisettoriale in base a competenze, risorse e responsabilità: alcune da parte dell’ente promotore, altre da parte dei singoli attori che hanno partecipato, altre in partnership.

La partecipazione immaginata, e messa in campo con      A.L.P.AV, vuole superare il semplice   processo di informazione ed anche quello di semplice  condivisione. 

Si attua la buona prassi del Coinvolgimento dal basso. Quindi non discutere su un progetto già confezionato, viceversa, come quando ci si confronta con un committente privato che deve realizzare la sua casa, si ascolteranno esigenze e desideri di chi fruirà DEI LUOGHI URBANI di Avellino.

La partecipazione conviene sempre ed è migliore rispetto ai processi decisionali correnti, all’interno dei quali rientrano ormai anche le attività di informazione e di condivisione.

I vantaggi di processi partecipati strutturati sono numerosi e sono riconducibili a diversi livelli.

Ad esempio, e solo per difetto, sul Piano culturale una partecipazione strutturata, codificata, regolamentata, deliberativa ed istituzionalizzata, rinvigorisce i processi democratici locali, contribuisce a creare consenso e a migliorare l’articolazione dei processi decisionali a livello locale. Investe sul capitale umano-sociale di una comunità, promuovendo una maggiore informazione, educazione, formazione e conseguente consapevolezza dei cittadini coinvolti sui problemi e sulle possibili soluzioni in un’ottica di un benessere equo e sostenibile. Permette di avere prospettive multi-settoriali e di valorizzare la diversità socio-culturale di una comunità.

Sul piano relazionale, ed è fondamentale, crea un senso di identità, appartenenza e co-responsabilità dei cittadini verso la loro comunità e maggiore condivisione rispetto ad obiettivi di sostenibilità e nello stesso tempo favorisce un maggiore dialogo ed empatia tra i cittadini e, di conseguenza, una maggiore legittimazione e fiducia .

Sul piano organizzativo-gestionale e professionale, un processo di partecipazione, contribuisce a prevenire futuri conflitti e rende il percorso più rapido, evidenziando gli aspetti prioritari su cui concentrare le risorse. Introduce strumenti e modalità di aggiornamento professionale sull’organizzazione del lavoro e qualifica competenze e risorse umane interne oltre ad offrire occasioni di creazione di lavoro per l’animazione di percorsi partecipati.

Affinchè, una comunità – parole chiave – e la sua amministrazione possano usufruire di questi vantaggi e di altro ancora, la partecipazione va strutturata. Deve avere delle procedure regolamentate e normate, tali da non vanificare il valore e l’impegno che pure amministratori, un po’ più illuminati, e cittadini profondono.

Il punto dirimente per Avellino e per i suoi amministratori ma soprattutto per i suoi cittadini (i più consapevoli, ma anche chi è  ancorato a visioni tradizionali e consuete di analisi e di critica verso le scelte progettuali di una amministrazione) è, però, riconoscere il valore della partecipazione, pur tenendo conto della complessità che questo comporta. Allora è necessario attivare strumenti volontari di partecipazione, i cui esiti confluiscano obbligatoriamente in atti deliberativi istituzionali e vincolanti. Le tecniche per produrre materialmente l’analisi di base o la proposta o il progetto, sono svariate e tutte più produttive della conferenza-convegno. Il risultato arriva alla fine di un processo facilitato e guidato da persone che provano a creare fiducia e far rispettare regole di lavoro.

A.L.P.AV nella cosiddetta “scala della partecipazione”, prova a salire sul gradino del coinvolgimento e se si creassero le condizioni, perchè no quello della cooperazione.

 

DIFENDIAMO L'AMBIENTE  TUTELIAMO LA SALUTE 

Ambiente e Salute, l'OMS definisce la salute come “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non più semplice assenza di malattia”: la salute pertanto è il risultato di una serie di determinanti fattori che modificano in senso positivo o negativo lo stato di salute di una popolazione.  

 

    ▪     Elaborare strategie mirate alla riduzione dei rischi per l'ambiente e la salute, rendere operativo il  7°PAA che sarà in vigore fino al 2020, promuovendo  attività di sensibilizzazione sul tema con il coinvolgimento di competenze. Realizzazione di un RAPPORTO SULLO STATO DELL’AMBIENTE con la individuazione di un set di indicatori di Monitoraggio, verificabili, aperti, consultabili, aggiornabili.

 

    ▪    Alleggerire il carico delle attività dello Stir di Pianodardine e esercitare, in coordinamento con le altre autorità competenti, i dovuti controlli relativamente alle attività private di scarico illecito, in coerenza con le condizione ambientali del sito.

 

    ▪    Procedere alla bonifica del sito dell’ex Isochimica e relativa riconversione sostenibile in funzione della sua futura destinazione, tenendo presente anche il valore di ristoro sociale che questo intervento deve essere chiamato ad avere.

 

    ▪     Promuovere la gestione pubblica dell’Acqua nel pieno rispetto dell’esito referendario, attraverso l’istituzione dell’Azienda speciale consortile. 

 

    ▪    Rilanciare il sistema dei parchi cittadini a partire dalla sperimentazione della gestione partecipata affidata alle associazioni locali di Parco Santo Spirito. Si deve porre grande attenzione al ruolo delle piazze e dei parchi come luoghi di socialità, coinvolgendo ampiamente i cittadini sulle modalità di uso degli spazi da riprogettare. E’ fondamentale avere cura dell’arredo urbano, delle aree verdi quali importanti centro di svago e di aggregazione, in particolar modo per bambini e per i giovani, ponendo maggior riguardo al mantenimento in sicurezza del bene comune. L’impegno sarà quindi quello di valorizzare le aree verdi esistenti, crearne di nuove attrezzate e dare il giusto valore alle aree verdi sportive, anche promuovendo lo sport di base e le attività sportive dilettantistiche, promuovendo l’uso “sportivo” dei parchi, collaborando e ascoltando le proposte che possano scaturire dagli incontri con le associazioni sportive.

 

    ▪    Tra i peggiori errori commessi della precedente amministrazione è stato abbandonare il concetto di Parco, previsto dal piano regolatore per proteggere la città dal traffico della tangenziale, con la conseguenza di portare una strada in città e con essa polveri sottili. L'unico modo per proteggere i cittadini dalle polveri sottili, in presenza di una strada è rimediare al danno aumentando il numero di piante presenti in città, anch'esse ridotte al minimo. Pertanto sarà necessario promuovere la piantumazione di alberi, non più con una logica strettamente ornamentale e di abbellimento. Bastano cento alberi intorno a un edificio scolastico per eliminare le polveri sottili presenti e proteggere i bambini.

 

CULTURA ED  ACCOGLIENZA

AVELLINO CITTA’ APERTA: PONTE DI CULTURE  

 

E’ necessario partire dalla consapevolezza che sul territorio comunale sia la filiera dei diversi beni, sia le realtà culturali in esso presenti e operanti non sono state mai investite da una espressa politica che individua nella cultura una delle aree di attività e una delle risorse indispensabili per l’Amministrazione. 

Riteniamo perciò che il Comune di Avellino debba attivarsi in tal senso, attraverso la predisposizione di servizi assieme al miglioramento di quelli già esistenti,  all’insegna della fruibilità  per la cittadinanza, e la contestuale individuazione di azioni prioritarie da realizzarsi durante l’arco dell’anno, che siano in grado di diventare appuntamenti costanti nel tempo.

Un impegno da perseguire attraverso il pieno coinvolgimento nel processo di crescita e integrazione culturale di quelle fasce di popolazione fin qui scarsamente coinvolte dalle politiche culturali, a causa soprattutto della loro marginalità sociale ed economica, e di tutte quelle realtà sociali appartenenti a differenti aree geografiche, che in Avellino hanno creato consistenti gruppi residenti.

 

    ▪     Un piano d’azione culturale

Per la prima volta si propone un Piano d’Azione Culturale  in considerazione alla dotazione di luoghi deputati all’organizzazione di  attività culturali, pianificando un’efficace ed efficiente azione culturale con le location possibili in rapporto allo spazio per l’azione culturale da svolgere e il numero di fruitori possibili da poter contenere.

 

Il piano si basa su alcuni principi, quali:

    •    costruire una politica culturale per la Città di Avellino, partecipata e condivisa, individuando obiettivi da realizzare e strumenti operativi di cui dotarsi, attraverso la partecipazione effettiva dei soggetti interessati, anche attraverso implementando  e specificando le azioni di A.L.P.AV. - Azione Locale Partecipata Avellino 

    •     incoraggiare e sostenere pratiche di interscambio coniugando la partecipazione dei cittadini e dei diversi soggetti economici, politici e sociali appartenenti alle diverse arre geografiche europee ed internazionali  e  presenti sul territorio, per individuare e guidare le scelte da compiere e le attività da svolgere, in un lavoro, che vede impegnati tutti i gruppi individuati nel regolamento della consulta al fine di caratterizzare l’azione culturale sul territorio; 

    •    stimolare tutte le opportunità possibili, attraverso le azioni da svolgere e quant’altro possa contribuire, affinché l’azione culturale possa diventare anche opportunità di nuova occupazione per quanti intendono fare delle espressioni artistiche e culturali un’occasione di lavoro duraturo nel tempo promuovendo quindi anche progetti specifici; 

    •    supportare in modo operativo e/o creativo altre entità, sia pubbliche che private, che vogliono implementare e valorizzare servizi  culturali e/o organizzare  manifestazioni culturali; con l’obiettivo di favorire civismo, professionalità e iniziative di mecenatismo, sponsorizzazione e fund raising.

    •    realizzare una mappatura conoscitiva delle realtà operanti nel settore culturale e nella sua filiera, ai fini di programmare con coerenza le azioni da svolgere in un determinato tempo;

    •    armonizzare e condividere il rapporto tra istituzione scolastica – istituzioni politiche di concerto con le realtà produttivo-culturali locali, affinché si socializzi l’offerta formativa con l’offerta culturale.   

 

Il Piano d’Azione Culturale si fonda sulla riconoscibilità e rilevanza di :

    •    Personaggi storici 

    •    Artisti, musicisti, poeti, letterati, filosofi che operano ad Avellino e/o che da Avellino sono  riconosciuti a livello nazionale e d internazionale.

    •    I giorni della crescita culturale : scelti i temi delle giornate commemorative come la  giornata dell’ambiente, giornata contro le mafie, giornate del ricordo, ecc. si attiva un programma costante di incontri nelle città, per la città.

 

    ▪    Due luoghi simbolo: i Motori della Politica Culturale Provinciale

Anche in un momento di contrazione delle risorse economiche è necessario che l’amministrazione pubblica non si affidi ad un approccio amatoriale alla cultura, ma investa su una visione strategica in grado di parlare alla provincia, riconoscendo il ruolo chiave di due infrastrutture culturali principali: il complesso dell’Eliseo ed il Teatro Gesualdo. La casa del cinema deve essere non solo il primo spazio cittadino riconosciuto giuridicamente come bene comune, ma deve diventare punto di riferimento provinciale, luogo di produzione e formazione ai mestieri del cinema, anche grazie al supporto di realtà regionali e nazionali.

Anche il Teatro Gesualdo va restituito alla comunità, attraverso la sua ripubblicizzazione, perché diventi il motore della politica culturale irpinia, rivendicando il ruolo di coordinamento e promozione delle realtà che operano sul territorio irpino, proponendosi alla provincia come contenitore di risorse e professionalità, promotore di progettualità culturale, amplificatore delle attività esistenti e ideatore di nuove. Inoltre, è necessario poter promuovere la cultura del teatrale presso i più giovani, anche attraverso l’istituzione di Borse di studio comunali per i ragazzi meno abbienti che permettano loro di assistere a spettacoli, frequentare laboratori, partecipare ad iniziative culturali in tutta la provincia.

Inoltre, l’Amministrazione deve poter avviare un dialogo virtuoso con i privati che vogliano sostenere finanziariamente attività, servizi e beni culturali, anche attuando la misura dell’art bonus. 

 

 

 LA CREATIVITA’ TRASFORMA LA CITTA’: un concorso di architettura per almeno un’opera prevista nell’elenco annuale delle opere pubbliche  

Attività di promozione e realizzazione di concorsi di architettura  per affermare la cultura della progettazione architettonica e della trasformazione urbana attraverso il metodo dei concorsi di Idee e di progettazione, con rimborso spese minimo garantito ai partecipanti selezionati su base curriculare e/o su base di schema / progetto

Utilizzo del metodo del Concorso di Idee per la progettazione di opere pubbliche, in una percentuale non inferiore al 50% di quanto previsto nei Programmi Triennali delle  Opere Pubbliche e nei Programmi di Finanziamento dedicati. 

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