La sinistra ad Avellino serra i ranghi per il 2018 e si prepara per una vittoria possibile

April 6, 2017

 

A rispondere all’invito lanciato dal parlamentare, rappresentanti del gruppo del centrosinistra alternativo che già ha lavorato insieme alle passate amministrative e del partito Possibile, esponenti della sinistra interna al Pd, riaggregati fin dalla battaglia per il no al referendum di dicembre e poi fondatori in Irpinia del movimento dei Democratici progressisti e anche voci che provengono da aree critiche nel partito di via Tagliamento.
Segnale che Giancarlo Giordano accoglie con favore al termine degli interventi, pur chiarendo che «bisogna stare nei processi e non si parte avendo ragione ma bisogna arrivarci. Non mi preoccupo di sentire parole stonate con quello che diciamo noi, significa che il fronte si allarga. Ma conta il merito delle questioni da affrontare, è su quello che siamo o meno concordi, perché la politica individua le priorità e anche le soluzioni e noi abbiamo un'agenda. Si passa dal dire al fare – conclude - e la disponibilità si dà sul fare».
Punto di partenza del confronto aperto in termini di operatività è infatti la precisazione dei temi che si intende trasformare in punti programmatici, a cominciare da quelli che l’opposizione consiliare (prima con il gruppo Per cambiare Avellino, poi con il gruppo Si Può) ha affrontato portando in aula mozioni in massima parte approvate all’unanimità, eppure mai realizzate dal governo cittadino.


Resta quindi un punto fermo l’indisponibilità ad avere a che fare con il Pd, senza però chiudere «alla riserva di energie che ancora ci sono nel Partito democratico», come resta ferma la considerazione che «il punto è la ragione che troviamo insieme per il futuro – chiarisce Giordano -, recuperando le reciproche biografie che vanno rispettate. Su questo va costruita una relazione che contiene delle complessità, ma è sempre una occasione quando si riesce».
Alla base del dialogo che si intende ampliare e approfondire iniziative concrete come quella suggerita dal piano di contrasto delle povertà che il gruppo consiliare Si Può sta per presentare, «perché per noi – afferma la capogruppo Nadia Arace - è questa la chiave per liberare le persone da un voto dettato da una condizione minoritaria e dalla ricattabilità». «La sinistra la dobbiamo praticare – evidenzia -, mettere in campo progetti con dei numeri e su quello cercare raccordo con altre forze, ma tenendo a mente l'ambizione di essere in sintonia con i cittadini. Unire persone e non politiche è lo sforzo che abbiamo davanti».
«Da stasera dobbiamo far accadere dei fatti», esorta il coordinatore cittadino di Sel-SI Roberto Montefuscoche sottolinea ila necessità di uno sforzo programmatico per creare una alternativa alla stagione attuale, dopo quattro anni di amministrazione fallimentare di cui nel senso comune non resta assolutamente nulla».


Il senso del commento di Montefusco trova concorde l’esponente del centrosinistra alternativo Amalio Santoro quando dice: «Si prova anche noia a denunciare una situazione di decadenza irreversibile. Non mi sono mai aspettato nulla,ma siamo ormai alla palude, con scuole elementari e medie chiuse e di cui non si sa che fine faranno e la città abbandonata a se stessa». Severo, ancora una volta, anche il giudizio politico di Santoro, che descrive i rappresentanti democratici a Piazza del Popolo come «gli stessi che non concludono area vasta ad Avellino e vanno ad applaudire l’area vasta concorrente a Solfora». Del mondo del Pd dice ancora che «tutti i traffici sono stati consentiti, come fosse un self service». Quindi, per contrasto, invita: Partiamo da noi e da chi è capace di scommettere sul disinteresse. Abbiamo delle battaglie da rilanciare, proviamo a riprendere il filo».
Anche nelle parole dell’ex presidente della Provincia, oggi fra gli animatori dell’assemblea irpina del Movimento dei democratici progressisti, Alberta De Simone, non mancano accenti molto duri all’indirizzo dell’amministrazione del capoluogo, intenta un «una continua lotta intestina basata sul nulla, di non si capisce il perché». Avellino in realtà è un paesone – dice - e il fatto che si trovi in difficoltà il governo di un paesone la dice lunga su quella tensione civica. Ma è possibile – si domanda - che una città di qualche decina di migliaia di abitanti non riesce ad affrontare la questione ambientale?». La risposta per De Simone è «mettere a tema delle questioni e la città viene di conseguenza».


Da recuperare il rapporto con la cittadinanza, perché «la gente non vuol sentire parlare di partiti e individua lo sbocco di questa protesta in un partito guidato da un comico che è un pericolo anche in Irpinia». Per De Simone inoltre è prioritaria anche «una grande moralità della politica, perché ci sono stati troppi clientelismi, troppi familismi, troppi arricchimenti. Vestiamo normale – è il suo invito - solo così intercetteremo il sentimento di chi deve portare avanti una famiglia con uno stipendiuccio».
De Simone, che individua il fallimento del Pd anche nella perdita di contenuti e definisce questa fase «interessante perché può essere feconda di un bel futuro», invoca infine chiarezza di linguaggio, perché arrivino distintamente ai cittadini «i programmi e le idee che sono un comune denominatore di cemento armato che c'è e non dobbiamo inventacelo».


Anche Francesco Todisco richiama la necessità di un ritorno all’ascolto delle istanze che provengono dai cittadini e sollecita a «mettersi a servizio di un progetto con umiltà. L’esperienza Foti – commenta - è stata quella di un "usato sicuro" e non credo che questa città possa accontentarsi di questo, ma Avellino non ha avuto alternative e noi dobbiamo costruirla». Poi Todisco fa riferimento alle «tante energie in sofferenza nel Pd che noi dobbiamo saper coinvolgere, tanti compagi del circolo Foa che hanno rinnovato la tessera e sentono il bisogno di dialogare con altre forze». Ma sottolinea che «aderire a una sigla non è sufficiente. Non credo che per poter governare la città si possa mettere insieme qualsiasi cosa, non credo che il civismo possa essere una soluzione, ma che energie del civismo orientate a sinistra possano essere utili».
Deluso dal Pd, che «in Irpinia ancora non è nato – dice - e va depurato», l’ex presidente del "Teatro Carlo Gesualdo", Luca Cipriano, commenta con favore l’esperienza messa in campo dalle forze di sinistra: «Mi è sembrato l'unico fermento politico, contenutistico e che conserva un valore etico alto e questo mi piace e mi convince». Di qui l’invito all’inclusione: «Credo che nel Pd si siano consumati errori madornali, ma sono ancora convinto che si possa parlare a mondi che il quel partito hanno creduto e ancora credono e spero che si possa avviare un percorso di inclusione senza preconcetti».


L’esortazione di Cipriano è che «il campo progressista sia largo con un solo elemento discriminatorio della mediocrità» e che ci si concentri sulla concretezza per ipotizzare «soluzione a problemi che se sono sempre gli stessi significa che sono stati affrontati». Anche per questo sottolinea la necessità che si riscopra l’indignazione: «In questa città abbiamo smesso di indignarci e stiamo diventando un po' un muro di gomma ci limitiamo alle riunioni o ci fermiamo ai social network. Questa città ha perso la normalità della gestione dei servizi – aggiunge -, e per lungo tempo è stata vittima della razionalizzazione dell'acqua, nel 2017 mentre si scoprono altri pianeti. Le strutture pubbliche fanno schifo e si è persa la normalità nella gestione delle emergenze sociali che sono fuori dall'agenda minima. Vi invito a proseguire – conclude -, perché è vero che questa amministrazione andrà a casa un giorno dopo la scadenza del mandato e non prima. Quanto a me, mi pento e mi dolgo di aver affidato la ma storia a persone inadeguate a governare».

(IrpinaFocus)

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