Scontro in aula sui servizi sociali, il gruppo "Si Può": "No all’azienda speciale consortile. Basta ingrassare la relazione fra potere e povertà"

April 6, 2017

Una informativa insoddisfacente che non fornisce i numeri e di conseguenza nemmeno il grado di soddisfazione rispetto alle politiche sociali attuate dall’Ambito, ma anzi restituisce un quadro di immobilità che il consigliere del gruppo "Si Può" Giancarlo Giordano descrive come «un commissariamento di fatto dei servizi sociali dal mese di gennaio».

La relazione dell’assessore Teresa Mele non spiega, non chiarisce, non fuga i dubi sollevati dal gruppo di minoranza che aveva richiesto la convocazione della seduta monotematica di Consiglio per conoscere invece la tipologia e la qualità dei servizi, in una fase di stallo segnata anche dall’assenza sistematica dei rappresentanti degli altri 16 comuni, che hanno prima disertato sei riunioni consecutivamente poi manifestato la volontà di staccarsi dalla città capoluogo. Ulteriore freno il mancato versamento delle quote da parte dei soci, per cui senza fondi ministeriali e senza altre risorse c’è ben poco da fare, al netto delle gare sospese per errori nei bandi che sono tra le cause del disaccordo che ha spinto i comuni soci a chiedere la separazione dal Comune di Avellino.
Ma è anche quello che c’è dopo, da un punto di vista temporale, a dare il senso che qualcosa non va per il verso giusto. Alla spiegazione di Mele che rinvia a una riunione tenuta a Napoli il suggerimento giunto dalla Regione di sciogliere la convenzione attualmente in vigore e ripiegare sulla forma di un’azienda speciale consortile, che sarebbe l’unica strada per far partire i servizi, ancora Giordano replica chiedendo se vi sia una prescrizione normativa in merito, ma la domanda cade nel vuoto e la sola precisazione di Mele è che uno scioglimento non sarebbe possibile, per la necessità che l’ambito in cui vengono erogati i servizi corrisponda all’area facente capo a uno stesso distretto sanitario.

La denuncia del gruppo di opposizione è quindi quella di una situazione opaca, in cui potrebbero pesare interessi e in cui la capogruppo Nadia Arace stigmatizza pure «l’ambigua posizione della cooperativa Eco, che è contemporaneamente controllore e controllato – dice -, e che avrebbe dovuto fare un software per dare conto della condizione complessiva del bisogno e degli interventi fatti. Avevo chiesto una relazione puntuale sull’attuazione dei servizi, ma la Eco che ha vinto la gara circa due anni fa, il 6 febbraio scorso ha inviato solo una nota. Avrei desiderato – continua la consigliera, elencando i dubbi che hanno determinato la richiesta di convocazione del Consiglio - numeri realistici sul centro antiviolenza, tenendo anche conto che avrebbe dovuto collegarsi con il consultorio al centro sociale "Samantha Della Porta" che è stato peraltro chiuso e trasferito in una allocazione non dignitosa».
«Sulla mediazione culturale leggo, sempre dalla nota della cooperativa Eco, che non ha avuto bisogno di una sede in cui farla – continua Arace -. Ma se è un servizio che serve ai cittadini stranieri, la prima cosa che fa un'amministrazione è farsi trovare. Invece, non c'è un ufficio e forse si fa nei corridoi o camminando per le strade della città. Ma questo solleva una questione di trasparenza».
Per la verità la stessa Mele parla di «una gravissima carenza riscontrata perché il personale veniva sostituito dal personale della cooperativa, per cui il 5 dicembre 2016 ho inviato una nota per avere chiarimenti sul personale. Ho chiesto una relazione operativa sulle attività svolte e da svolgere – prosegue l’assessore -, ma non ho avuto riscontro. Ho chiesto poi chiarimenti relativamente agli affidamenti e sono state constatate incongruenze». Ma per l’opposizione è una difesa debole.
Toccando contemporaneamente un altro punto spinoso affrontato più volte dall’opposizione, Arace ricorda che il gruppo aveva «chiesto che la carta dei servizi fosse accompagnata da orari, date, profili professionali e luoghi in cui si espleta un servizio e c'è bisogno, in particolare nei servizi sociali, di un modulo in cui i cittadini possono indicare se ci sono state mancanze dell'amministrazione perché, se teniamo le persone nel bisogno, abbiamo creato un sistema ricattabile».
Sullo stesso tema dice molto anche Giancarlo Giordano, che nel suo intervento, oltre a denunciare una «insufficienza strutturale nella relazione» dell’assessore Mele, «perché la sua risposta a ogni sollecitazione che abbiamo proposto sull’azienda speciale è stata "ce lo ha detto la Regione", ma non ci ha detto chi, non ci ha detto con quale atto, non ci ha detto dove, non ci ha detto quando e sulla base di quale norma», afferma che «in una società in cui c’è forte povertà e c’è una forte incapacità di dare risposte del pubblico, sta succedendo che quella povertà viene sfruttata per creare una dipendenza, clientelismo, consenso. Sta succedendo questo adesso ad Avellino, che lei assessore ne sia consapevole o meno – aggiunge -. Ma a noi non va più di ingrassare la relazione e la dipendenza fra il potere e la povertà ed è necessaria una analisi del fabbisogno».
Anche sull’ipotesi del cambio di forma giuridica, la valutazione del gruppo è assolutamente negativa. Arace definisce «strano caso» il fatto che «i servizi girano su una figura professionale che è quella di un direttore che sarà lautamente pagato, con risorse che verranno sottratte ai servizi. Spero di essere smentita, perché altrimenti 100mila euro saranno sottratti a risorse già esigue. Si erogano 100 voucher su 90mila abitanti, sono 10 persone a comune – calcola la consigliera -, questa è la dimensione della spesa e da questa toglieremo 100mila euro. Ce lo possiamo permettere? Penso di no. Noi diciamo di non fare l'azienda speciale e continuare con quello che abbiamo, perché le risorse ministeriali sono in parte bloccate e abbiamo risorse irrisorie per le fasce deboli».
Giordano, invece, commenta la spiegazione fornita dall’assessore Mele sulla volontarietà rispetto all’istituzione di un’azienda speciale: «Lei mi dice che ci sono linee guida, le stesse che prima però suggeriscono che è preferibile usare la convenzione, che è la forma che stiamo usando ora, e lo dicono per una questione relazionale, perché i servizi sociali sono servizi di comunità, e lo dice la tendenza, non l'obbligo, di far coincidere i servizi sociali con il distretto sanitario. Un assessore dà gli indirizzi, ma li dovrebbe dare qua e se non li dà è perché non ce li ha». Il discorso di Giordano si fa quindi più ancora più politico quando attacca: «I servizi non si erogano perché gli altri sindaci non rispondono… Ma stiamo scherzando? È il diritto delle persone, non il diritto del Pd a dividersi le poltrone. Per essere capofila ci vuole autorevolezza e non ne avete, ci vuole credibilità e non ne avete, ci vuole capacità e non ne avete, ci vogliono idee e non ne avete».
Nell’intervento di Giordano non mancano, inoltre, alcuni riferimenti a vicende recenti su cui i consiglieri del gruppo "Si può" si sono soffermati più volte, in aula come in conferenza stampa. «Muore un uomo in questa città e non trovo un angolo nella sua relazione per dire che non succederà mai più», dice rivolto a Mele ricordando la morte di Angelo Lanzaro al Mercatone e sottolineando che «ricordarlo è un nostro dovere per il monito che ci ha lasciato e perché i servizi sociali non lasciano indietro nessuno o almeno ci devono provare, anche quelli che non abitano ad Avellino. Per salvare una vita non chiedo la carta d’identità, invece abbiamo aspettato una ridicola relazione dei vigili urbani. È stata una pagina tristissima e avete avuto la capacità di burocratizzare la morte».
Ancora, sull’accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, Giordano definisce «follia pura annunciare che arrivano 100 migranti a via Francesco Tedesco e non far succedere nulla. Le pulsioni di una società in crisi sono potenti e ricordano tempi bui, ma voi a fronte di quegli arrivi non avevate organizzato nulla e ad oggi, con un atto deliberato in Consiglio, non c'è nulla».
Tra il nulla denunciato da Giordano per specifici casi e l’esiguità dei servizi attivi, il commento della consigliera Francesca Di Iorio è che in fondo «nell’ufficio di Piano basterebbe la dirigente Cortese. Forse – dice - avremmo almeno le cifre». Questa, infatti, la richiesta reiterata dalla consigliera Arace: «Avere i numeri capitoli per capitoli, la ricaduta sociale (quante donne si sono rivolte al centro antiviolenza o quanti minori hanno usufruito del servizio) e facciamo insieme in aula una valutazione della qualità della spesa – conclude - per capire se i soldi sono stati spesi bene o male».

(IrpiniaFocus)

 

 

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