L'addio di Cantone, le sue preoccupazioni, e le nostre.

E’ questo un periodo durante il quale gli accadimenti nel nostro Paese si susseguono ad un ritmo forsennato, sovrapponendosi, confondendosi, annullandosi.

Sebbene taluni di essi sono fortemente drammatici e dal forte impatto emotivo, altri sono solo la risultante del nulla culturale che l’attuale politica riesce ad esprimere; purtroppo, tutto finisce nel frullatore mediatico, venendo così scomposto e ricomposto, ma al solo fine di coprire ed oscurare l’avvenimento precedente. Viviamo tempi molto cupi, in cui la propaganda politica, soprattutto quella speculativa e monotematica, ha una voce sola e l’arroganza di non dover dar conto a nessuno.

In questo clima, in una giornata calda del mese di luglio, con un atto che ricorda altre metodologie ed ispirato a ben altri valori, leggevamo la notizia delle dimissioni di Raffaele Cantone.

La notizia è sì riportata dai principali quotidiani nazionali, ma non con lo spazio e la risonanza che tale decisione, sebbene anticipata, avrebbe meritato.

 

La prima considerazione riguarda proprio lo stile scelto dall’autore: la sua lettera di dimissioni viene pubblicata sul sito dell’Autorità e chi vuole saperne il contenuto la può leggere semplicemente collegandosi al sito dell’Anac. Uno stile sobrio, assolutamente non formale, però deciso, che per la sua semplicità ricorda quello di un grande autore del Novecento e le sue poche parole annotate su un foglietto di carta, il suo saluto alla vita: “Va bene? Non fate troppi pettegolezzi” Cesare Pavese.

Penso di non essere stato il solo a leggerla in silenzio immaginando i toni e la voce del suo autore.

La seconda considerazione, riguarda una domanda retorica, che non troverà risposta: è una lettera ricca di contenuti, testimonianza di una personalità di alto spessore, umano e professionale. Ma di questo non se ne trova traccia sui diversi quotidiani, premurosi nel dire che era un atto premeditato, del quale erano già filtrate le prime indiscrezioni.  Un atto così importante, anche per i suoi contenuti politici oltre che giudiziari, al quale i maggiori quotidiani on line dedicano lo spazio (e quindi l’importanza) di una notizia di secondaria importanza.

Eppure di spunti di riflessione in quella lettera ve ne sono tanti, motivi per domandarsi quanto una decisione così forte possa essere stata indotta dall’attuale deriva sia politica che giudiziaria, e soprattutto cosa potrà succedere adesso, quale personalità di eguale spessore e storia professionale potrà raccoglierne il testimone. Eppure Raffaele Cantone in alcuni passaggi spiega in maniera inequivocabile il momento che stiamo vivendo e le ragioni che lo hanno indotto ad anticipare i tempi.

 

Il ritorno in magistratura: “[…] Ho sempre considerato la magistratura la mia casa, che mi ha consentito di vivere esperienze straordinarie dal punto di vista umano e professionale, a cominciare dal periodo alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli […]”.

 

Ciclo concluso: “[…] dopo oltre cinque anni, sento che un ciclo si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo. […]”.


Il travaglio del CSM: “[ …] È una convinzione che ho maturato progressivamente e che nei mesi scorsi mi ha spinto a presentare al Consiglio superiore della magistratura la candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari. Nelle ultime settimane le dolorose vicende da cui il Csm è stato investito hanno tuttavia comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione. […]”

 

Rispetto delle Istituzioni: “[…] Dopo aver comunicato nei giorni scorsi le mie intenzioni al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e a vari esponenti del Governo, reputo opportuno annunciare pubblicamente e in assoluta trasparenza la determinazione che ho assunto. […]”.

 

E’ un momento difficile: “[…] La mia è una decisione meditata e sofferta. Sono grato dell’eccezionale occasione che mi è stata concessa ma credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura. Assistere a quanto sta accadendo senza poter partecipare concretamente al dibattito interno mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe. […]”.

 

La corruzione è tutt’altro che debellata “[…] Lascio la presidenza dell’Anac con la consapevolezza che dal 2014 il nostro Paese ha compiuto grandi passi avanti nel campo della prevenzione della corruzione, tanto da essere divenuta un modello di riferimento all’estero. La stessa Autorità nazionale anticorruzione, istituita sull’onda di scandali ed emergenze, rappresenta oggi un patrimonio del Paese. Sono circostanze che dovrebbero rappresentare motivo di orgoglio per l’Italia, invece sono spesso poco riconosciute come meriterebbero.
Naturalmente la corruzione è tutt’altro che debellata ma sarebbe ingeneroso non prendere atto dei progressi, evidenziati anche dagli innumerevoli e nient’affatto scontati riconoscimenti ricevuti in questi anni dalle organizzazioni internazionali (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario) e dal significativo miglioramento nelle classifiche di settore. […]”.


Probabilmente è questo il passaggio più significativo: col suo stile Cantone non solo rivendica giustamente i risultati raggiunti, ma soprattutto ripropone un tema che è stato più volte materia di scontro politico con alcune componenti dell’attuale governo. Cantone ha sempre affermato che il compito dell’Anac è quello di prevenire i fenomeni di illegalità all’interno della Pubblica Amministrazione attraverso pratiche di trasparenza e mediante vigilanza sui contratti, appalti ed incarichi pubblici. Con tali premesse, aveva assunto una posizione critica sul by pass del codice degli appalti contenuta nel decreto sblocca cantieri entrato in vigore a giugno. Tale visione è risultata assolutamente in contrasto con quanto affermavano Salvini e Di Maio, che imputavano al codice degli appalti ed alle procedure anticorruzione il rallentamento di molti cantieri pubblici.

 

Attraverso lo stop all’obbligo per gli enti locali di avere una centrale unica per gli appalti, lo stop di scegliere i commissari per le gare da un registro dell’Anac e l’aumento al 40% per i subappalti, Cantone intravedeva il rischio di ritorno della corruzione. Probabilmente anche in questo caso assistere impotente senza poter partecipare concretamente al dibattito gli deve essere apparsa come un’insopportabile limitazione. “[…] la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorchè partecipe”. […].

 

Visione europeista: non sfugga ad una attenta lettura i riferimenti ad organismi internazionali, soprattutto europei (Commissione europea, Consiglio d’Europa, Ocse, Osce, Fondo monetario), gli unici - secondo Cantone - ad aver espresso dei riconoscimenti per i successi ottenuti. Non a caso sente la necessità di citarli e non sono affatto scelte casuali.

“So di lasciare l’Autorità in buone mani, mi auguro in ogni caso che nei tempi tecnici necessari a formalizzare il rientro in magistratura sarà possibile procedere alla nomina del mio successore.
Ringrazio quanti in questi anni, con sacrificio e spirito di abnegazione, hanno consentito di ottenere i risultati raggiunti. Sono certo che grazie al loro impegno sarà possibile assicurare la debita continuità col lavoro svolto finora.”.

 

Naturalmente l’auspicio di Cantone non nasconde le nostre preoccupazioni ed apre al tema principale: cosa ne sarà dell’Autorità Nazionale Anticorruzione se una decisione così importante viene silenziata, non merita nemmeno due colonne su un giornale (come avrebbe cantato Guccini).

Chissà quanto tempo occorrerà perché un concetto semplice quale quello che per fare politica non bisogna per forza essere eletti risulterà chiaro a tutti. Oggi sappiamo che chi non ha vinto il concorso in magistratura può esercitare liberamente il suo pensiero in merito ad atti giudiziari. Speriamo che il tempo del nulla possa volgere termine al più presto. Intanto proviamo a ridare dignità alla parole ed a rompere un muro di silenzio che lentamente comprime il nostro pensiero. 

 

 

 

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