Quando l'amore diventa un atto politico

August 31, 2019

La crisi di governo. La crisi economica. Noi la crisi non la paghiamo. La crisi dei valori. La crisi della sinistra. La crisi dei 30 anni. 

È chiaro quello che succede alla generazione più precaria della storia dell’umanità di cui io faccio parte. 

Il contenuto di questo articolo può essere osservato con una sola chiave di lettura: l’autoironia.

Bene, iniziamo da me.

Assegnista di ricerca. Molto male. Vogliamo davvero iniziare a parlare di publish or perish o della sindrome dell’impostore? No, diciamone un’altra. 

Donna nella scienza. Molto male di nuovo. Il pippone sulle disuguaglianze di genere ve lo hanno già fatto? Spero di sì.

Andiamo avanti. 

Italiana all’estero. Ok. Ne possiamo parlare. Come ci vedono? Che pensano di noi? E Salvini? E il PD? 

 

Cominciamo col dire che la lingua italiana è accattivante. O forse tu monopolizzi la conversazione. Insomma, vai a mensa con un gruppo costituito da un indiano, una spagnola, un portoghese, due tedeschi e un iraniano. La zona franca è l’inglese ma tutti reggono botta rispetto alla conversazione di base “buongiorno, come va?”  in italiano e tutti hanno imparato che esiste un’espressione onomatopeica che è la fotografia della città di Napoli: “ammuìna”. Tu, in due anni, hai ristretto la tua conoscenza del tedesco alle due parole “senza” e “salsa”. Immaginate voi come sono combinate e immaginate anche in quale contesto. 

 

Bene, dal pranzo viene fuori che Montecitorio è il vero fulcro della politica internazionale e che la povera Angelina Merkel si merita poco spazio nel nostro dibattito. E allora Salvini? E allora il PD?

Allora tu inizi da Adamo ed Eva e cominci a dire che la costituzione italiana è la più bella del mondo.

Ok. Poi? 

Che nella crisi economica ci siamo affondati completamente e che non è solo un problema italiano. 

Che i partiti di massa sono, appunto, in crisi, in tutta Europa. 

Che la storia della sinistra è molto lunga ed è fatta di correnti e che forse questo è un po’ complicato da spiegare. Ma... gli italiani sono tutti razzisti? 

Eh. Vai a convincerli che tu di razzisti non ne conosci. Ecco, appunto. TU di razzisti non ne conosci. 

Mentre cerchi di spiegare cosa è la tua Italia, ti assale la tristezza. Anzi, ti assale il senso di colpa. È stato facile fare politica fino a qualche anno fa. Stare in università e rivendicare il diritto allo studio fa parte delle basi. Poi cominci a crescere e a fare dei discorsi più complicati. Quanti di questi li capirebbe tua nonna? Nessuno. 

Qual è stata l’ultima volta in cui hai parlato in dialetto? Boooh. Hai disimparato l’italiano, figurati il dialetto. 

Con quanti intellettuali rifugiati siriani hai intrattenuto conversazione? Una marea. 

Con quanti idraulici? Zero. 

Con quanti elettricisti? Zero. 

Poi arriva la pagina di INPS per la famiglia. Tu la leggi e il primo problema che ti fai è “è etico ridere o non ridere?” 

Solo dopo ti poni il problema del perché tu, che da sempre sempre hai una tessera nel portafoglio, non ci sei proprio riuscita ad intercettare Candy Candy forza Napoli. Nel frattempo vai a votare in ambasciata e dal gruppo lunch ti arriva il messaggio

 “You are La Sinistra, right?” 

YOU ARE. 

Andiamo bene.

 

E mentre hai politicizzato a puntino il gruppo lunch, la tua amica che vive in California ti dice che si è sposata a Las Vegas, che il matrimonio è valido ma ora bisogna fare la festa con i parenti. Aggiunge che ci saranno invitati da tutto il mondo, che verranno tutti gli amici che fanno parte della chat in “cui non tramonta mai il sole” e che TU lo devi celebrare. 

TU. 

Tu che negli ultimi anni sei diventata una professionista delle dating app, che credi nell’amore platonico non corrisposto con il tedesco che incontri ogni mattina in tram. Proprio tu, che non hai certezze ma solo paure, come gli squilibri nelle dinamiche di potere. Perché tu?

Forse perché la tua amica si fida di te e tu di lei. Perché ci sono tante gioie, tanti screenshot, tante crisi, tante sindromi dell’impostore da raccontare. Esiste però anche una linea invisibile tra il personale e il politico che vi porta alla convinzione che, nonostante l’oceano nel mezzo, voi sulla crisi di governo e su Candy Candy forza Napoli la penserete uguale. 

E proverete anche a trovare il vostro lessico amicale, fatto di tanti stupidi dettagli. 

Per esempio, diciamolo: amare significa amare i gusti musicali dell’altro e allora ci piace se troviamo Guccini e De Gregori ma, alla fine, Tony Tammaro ci fa tirare un sospiro di sollievo. Nel nostro lessico amicale  anche  l’amore è un atto politico. 

Mettermi a sedere per scrivere un codice, il mio codice, il nostro codice, mi ha permesso di ritrovare quasi tutte le mie certezze. Ho cercato di far capire anche alle nonne che in realtà questo amore-atto politico parte da principi semplici, laici e in grado di superare le barriere linguistiche. È venuto fuori un lavoro che mi fa molto sorridere.

 

Art 1.: Conta su di me. 

I coniugi si impegnano a contare l’uno sull’altra e a non mancarsi, rispettandosi e riconoscendosi nonostante le cose che cambiano nel tempo.

 

Art.2: Itaca “Quando ti metterai in viaggio per Itaca, devi augurarti che la strada sia lunga”. (Kavafis) 

I coniugi si impegnano a viaggiare e spostarsi inseguendo sogni e speranze. Itaca non sarà mai un luogo reale ma un ruolo figurato fatto di affetti.

 

Art 3: “Amore non fa ingiustizia” 

La cosa più grande è che amore non fa ingiustizia, né la subisce, né da parte di un Dio, né contro un Dio, ne´da parte di un uomo, né contro un uomo. Nè soffre per violenza, se pure prova qualche sofferenza. Perché la violenza non si attacca ad amore". (Platone)

 

Art 4: I coniugi si impegnano a  costruire un nucleo familiare “mantenendo viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia, bellezza e gentilezza”. (Mimmo Lucano)

 

Art 5: Doveri verso i figli 

I coniugi si impegnano a educare i figli nella fede dell'antifascismo e dell’uguaglianza di genere insegnando loro ad avere il coraggio di rivendicare I propri diritti. 

 

Art 6: Juan Megan "il coniuge xxx si impegna a tollerare i gusti musicali del marito, anche dopo la settima ora consecutiva di electro-latina".

 

Art. 7: Las Vegas

I coniugi si impegnano a fare in modo che il qui presente matrimonio sia l´ultimo. Non ci saranno Las Vegas 2.0, 3.0, n.0.

 

Art 8: I coniugi si impegnano ad amarsi come gli uomini che lottano per la giustizia con la stessa purezza con cui essi rifuggono la lode (E. Barret Browning) con “un amore che porti il sogno, il caffe`, la poesia”. (F. Kahlo)

 

 

Hanno promesso. E allora io ho detto: “vi dichiaro MOGLIE E MARITO”. Sì, li ho sposati così. Ed è stato incredibile.

 

 

 

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